Avversità e Spiritualità

Quando si presenta un’avversità od un semplice imprevisto, normalmente si reagisce negativamente.

Qual è l’atteggiamento ottimale da tenere in questi casi?

In molte epoche ed in diverse culture è stato affrontato questo tema. Il filo conduttore comune è che tutte le soluzioni, filosofiche o religiose, suggeriscono di reagire positivamente. Il motivo, tuttavia, non è mai stato chiaramente spiegato. A volte è stata data una spiegazione parziale, magari celata dietro un precetto religioso o un pensiero filosofico. Il messaggio a fondamento della ragione per cui si deve reagire comunque positivamente è la ricerca da parte dell’essere umano della felicità.

Anche il Maestro Choa ha affrontato in vari corsi, durante i seminari e nei libri, questo tema.

Grazie agli insegnamenti del Pranic Healing ed a quelli dell’Arhatic Yoga si può facilmente comprendere il motivo di questo comune indirizzo. La ragione per cui non si deve reagire negativamente è di evitare di essere infelici; ad una più profonda analisi il non coltivare pensieri e sentimenti positivi porta a conseguenze negative sul piano della salute fisica e relazionale.

Quando il nostro corpo emozionale sviluppa un sentimento negativo, questo si manifesta sotto forma energetica. Ogni cosa è dotata di “energia”: si sente parlare dell’”energia dell’amore”, dell’”energia” o “forza della fede” o dell’”amicizia” ecc.

Quando il nostro corpo emozionale e fisico si “impregnano” di sentimenti (cioè energie) negative anche il fisico e l’umore ne risentono.

Il Pranic Healing insegna che la guarigione è accelerata dal prana pulito e vitalizzato, chiamato anche forza vitale. Ne deriva che un corpo, per rimanere in salute, necessita di questa energia. Al contrario, se un corpo è pervaso da energie sporche e negative non funzionerà bene e si ammalerà. Si devono quindi evitare invasioni da parte di queste energie non vitali, sia provenienti da fuori, sia prodotte dalla persona stessa.

Al fine di liberarsi di queste emozioni/energie qualche scuola di psicologia suggerisce addirittura di manifestarle per “lasciarle uscire” come se si trattasse di un’esibizione canora: hai manifestato la rabbia ed ora non c’è più (se manifesti la rabbia questa scompare)… al contrario, così facendo, la si alimenta.

Le malattie psicosomatiche sono accettate dalla medicina ufficiale, ma le cause della loro esistenza è ancora sconosciuto. Si pensi al bruciore di stomaco, ai problemi cardiaci od alla psoriasi; in questi casi uno dei consigli forniti dal medico è di “stare tranquilli, evitare emozioni forti”. Negli Stati Uniti hanno cominciato a curare le afte in bocca con il valium…

La causa di queste malattie è emozionale, la manifestazione è fisica. Il processo tuttavia non è ancora noto alla medicina allopatica, poiché si presenta sul piano “energetico”.

Dal punto di vista caratteriale, chi ha patito sofferenze emotive e ha subito torti, per sopravvivere ha dovuto, magari, diventare forte, duro, “mettersi la corazza”, oppure inconsapevolmente ha sviluppato un’inclinazione di scarsa considerazione di sé o carenza di amor proprio in modo da “reggere la situazione”. Come inevitabile conseguenza il loro modo di relazionarsi sarà caratterizzato da questi aspetti della personalità. Così chi ha subito ingiustizie, sarà duro nei rapporti con il prossimo, o chi doveva “stare al suo posto” non sarà mossa da grandi stimoli e sarà, ad un certo livello, svogliata senza grande forza d’animo. Una persona che ha subito pressioni psicologiche e torti diverrà incline alla critica.

La causa è, abbiamo detto, che i chakra hanno per lungo tempo assorbito quel tipo di energie.

Queste sono le cause e le conseguenze dell’accettare-patendo e subendo le avversità.

Ora analizziamo il modo di accettare-senza patire e subire le avversità.

  1. Prima di tutto per aiutare l’esecuzione del procedimento sarebbe utile assumere la consapevolezza di essere delle anime. Così facendo ci si dovrebbe interrogare su quali sono le caratteristiche dell’anima. L’anima, in quanto tale, possiede le qualità divine, cioè le virtù divine: tutto ciò che non corrisponde a queste caratteristiche dovrebbe essere estraneo alla nostra natura.

  2. Appena si percepisce il malessere emozionale (malumore, sentimenti di sofferenza, rabbia, irritazione) si deve partire dall’assunto che è pericoloso per sé che questi si sviluppino all’interno del proprio essere. Vanno considerati un nemico! Non ci si deve concentrare sul torto o sulla ragione, la sfortuna o l’ingiustizia. Se il corpo fisico ed emozionale si ammalano, ci si arreca un danno, e ciò vuol dire che non ci si vuole bene e non ci si rispetta.

  3. Appena si realizza il malessere ci si deve chiedere cosa si stia sbagliando. Il comportamento di sviluppare energie negative è riconducibile ad una condotta propria, non altrui. Si deve rimanere focalizzati su questo principio. Sono infastidito perché non accetto che le cose vadano così? Sto giudicando il comportamento di un’altra persona? Da questo accadimento deriverà una perdita od un danno fisico, emozionale, economico sul quale non si è riusciti ad esercitare il proprio controllo e questo indispone il proprio ego?

  4. Ci si deve concentrare sulla situazione e non sulle persone che l’hanno determinata o causata. Ogni persona coscientemente od inconsciamente sbaglia, ma la questione degli sbagli altrui non deve distogliere l’attenzione dal fatto in sè.

  5. Sfruttare l’accadimento come occasione per fare esperienza, prendere consapevolezza delle emozioni che pervadono il corpo, analizzare lo stato d’animo: quali qualità si possono sviluppare? Il perdono? La comprensione? Il non giudizio? L’umiltà? La consapevolezza che qualcosa sfugge al proprio controllo? La determinazione nel porre rimedio a ciò che non piace? Il distacco dai beni terreni, affettivi, economici o che riguardino ancor più da vicino la sfera privata od intima?

  6. Che il comportamento errato altrui, causa del dolore o del danno, se vi è stata colpa, serva da monito a non compiere lo stesso errore in modo da non portare analoga sofferenza nel prossimo.

  7. Ricordarsi che si deve essere flessibili. Si dovrebbe andare oltre il concetto delle canne che si piegano al vento o all’acqua che passa attorno all’ostacolo; oltre le persone, le colpe, la supina accettazione. L’evento è occasione per sviluppare delle qualità ed essere quindi persone migliori, si è detto, ma non basta: magari si celano nella situazione risvolti positivi o motivi per nuove esperienze o mutamenti (anche di vita). Per quanto piccoli, è necessario concentrarsi sugli aspetti positivi. Da subito, se l’avversità non è grave, o con l’andar del tempo, potrebbero divenire prevalenti rispetto alla disgrazia o al contrattempo. In sostanza rincorrendo la felicità si analizza se “se ne può cavare qualcosa di buono” o viceversa.

Il Pranic Healing e gli altri insegnamenti del Maestro Choa forniscono gli strumenti, cioè l’apprendimento di concetti e di tecniche per essere in grado di seguire questo procedimento. Mettere la forza interiore e l’umiltà per applicarlo è il compito di ogni persona.

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